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LA CLASSE

Il sistema politico di classe Ŕ identico a quello dei partiti, delle trib¨ o delle sette. Che una societÓ politica sia denominata da una classe o da un partito, da una trib¨ o da una setta Ŕ essenzialmente la stessa cosa. La classe, come il partito, la setta e la trib¨, Ŕ un gruppo di individui che hanno gli stessi interessi in comune. Questi interessi comuni nascono dalle esistenza di un gruppo di persone unite insieme da vincoli di parentela, di ideologia, di cultura, di luogo di origine o di livello di vita. La classe, il partito, la setta e la trib¨ nascono da cause identiche e portano allo stesso risultato, vale a dire, che i vincoli di parentela, di ideologia, di livello di vita, di cultura, di luogo di origine, creano le stesse idee per raggiungere lo stesso scopo. La forma sociale del gruppo si manifesta, quindi sotto l’aspetto di una classe, di un partito, di una trib¨ o di una setta che attuerÓ un sistema politico avente come fine la realizzazione delle idee e degli interessi del gruppo. In ogni caso, il popolo non Ŕ nÚ la classe, nÚ il partito, nÚ la trib¨, nÚ la setta; ognuno di questi non Ŕ altro che una parte del popolo e costituisce una minoranza. Quando una classe, un partito, una trib¨ o una setta domina la societÓ, ci troviamo di fronte ad un regime dittatoriale. Tuttavia, la coalizione di classi o di trib¨ Ŕ preferibile alla coalizione di partiti perchÚ il popolo, alla sua origine, Ŕ costituito da un insieme di trib¨, mentre tutti fanno parte di una determinata classe. Nessun partito o coalizione di partiti, tuttavia, pu˛ comprendere l’intero popolo; per questo il partito o la coalizione di partiti non Ŕ che una minoranza rispetto alla massa dei non aderenti. Secondo la vera democrazia, non Ŕ giustificabile che una classe, un partito, una trib¨ o una setta opprima, per il proprio interesse, gli altri. Permettere una tale liquidazione (dei concorrenti ) significa abbandonare la logica della democrazia e far ricorso alla logica della forza. E’ un atto dittatoriale contrario agli interessi di tutta la societÓ che non Ŕ costituita nÚ da una sola classe, nÚ da una sola trib¨ o setta e nemmeno da aderenti ad un solo partito. Una tale azione non pu˛ trovare giustificazione alcuna. La dittatura si giustifica riconoscendo che la societÓ Ŕ effettivamente composta da vari elementi, ma che uno solo di questi deve restare da solo al potere, eliminando gli altri. Tale azione, quindi, non Ŕ nell’interesse dell’intera societÓ, ma unicamente nell’interesse di una sola classe, trib¨, setta o partito, cioŔ, nell’interesse di coloro che si arrogano di prendere il posto della societÓ. Infatti, questa misura eliminatoria Ŕ diretta essenzialmente contro i membri della societÓ che non appartengono al partito, alla classe, alla trib¨ alla setta che la intraprende. La societÓ dilaniata dalla lotta tra partiti Ŕ del tutto simile a quella dilaniata dalle lotte tribali e settarie. Il partito costituitosi in norme di una classe sociale si trasforma automaticamente nel sostituto di questa classe. Tale trasformazione Ŕ spontanea e continua fino a quando il partito non diviene l’erede della classe ostile alla sua. Ogni classe che diviene l’erede della societÓ ne eredita allo stesso tempo le caratteristiche. Se, per esempio, la classe operaia annientasse tutte le altre, diverrebbe l’erede della societÓ; diverrebbe, cioŔ, la base materiale e sociale della societÓ. L’erede conserva le caratteristiche di colui da cui eredita, anche se queste possono non essere subito evidenti. Con il passare del tempo, le caratteristiche delle classi eliminate emergono all’interno della classe operaia e a queste caratteristiche corrispondono determinate attitudini ed opinioni. La classe operaia, quindi, si trasformerebbe, a poco a poco, in una societÓ diversa, avente le stesse contraddizioni della vecchia societÓ. In un primo tempo, si differenzierebbero i livelli materiali e morali degli individui poi, apparirebbero i gruppi che, automaticamente, si svilupperebbero in classi del tutto simili alle classi abolite. La lotta per il potere incomincerebbe ancora una volta. Ogni insieme di individui, poi, ogni gruppo ed infine ogni nuova classe cercherebbe di diventare strumento di governo. La base materiale della societÓ Ŕ instabile perchÚ Ŕ anche sociale. Il sistema di governo di una base materiale unica potrÓ stabilirsi, forse, per un certo periodo di tempo, ma Ŕ destinato a sparire non appena emergono, all’interno della stessa base materiale univa, i nuovi livelli materiali e sociali. Ogni societÓ, in cui vi Ŕ conflitto di classi, Ŕ stata in passato una societÓ composta da un’unica classe; in seguito all’inevitabile evoluzione delle cose, questa stessa classe ha generato le altre. La classe che ha privato le altre del potere, al fine di monopolizzarlo a suo esclusivo vantaggio, si accorgerÓ che questa appropriazione agisce nel suo ambito nello stesso modo in cui agisce nella societÓ. In breve, i tentativi di unificare la base materiale della societÓ, al fine di risolvere il problema del poter, o i tentativi di porre fine alla lotta in favore di un partito, di una classe, di una setta o di una trib¨, sono falliti, come sono falliti gli sforzi per soddisfare le masse attraverso l’elezione di rappresentanti o attraverso l’organizzazione di referendum, al fine di conoscere le loro opinioni. Continuare su questa strada significherebbe perdere tempo o beffarsi del popolo.


CLASS

The class political system is the same as the party, the tribal, or sectarian system, i.e. a class dominates the society in the same way that a party, tribe or sect does. The class, like the party, sect and tribe, is a group of people from the society who share common interests. Common interests arise from the existence of a group of people bound together by bloodrelationship, belief, culture, locality or standard of living. Also class, party, sect and tribe emerge from similar factors leading to similar results, i.e. they emerge because bloodrelationship, belief, standard of living culture and locality create a common outlook to achieve a common end. Thus emerges the social structure in the forms of class, party, tribe or sect that
eventually becomes a political conception directed toward realising the outlook and ends of that group. In all cases the people are neither the class, the party, the tribe nor the sect; these are no more than a part of the people and constitute a minority. If a class, party,tribe or sect dominates a society, the whole system becomes a dictatorship. However, a class or tribal coalition is better than a party coalition because the people consist originally of a group of tribes. One seldom finds people who do not belong to a tribe, and all people belong to a certain class. But no party or parties embrace all the people and therefore the party or party coalition represents a minority compared to the masses outside its membership. Under genuine democracy there is no excuse for one class to crush other classes for its own benefit, no excuse for one party to crush other parties for its own interests, no excuse for one tribe to crush other tribes for its own benefit and no excuse for one sect to crush other sects for its own interests. To allow such actions means abandoning the logic of democracy and resorting to the logic of force. Such an action is dictatorial, because it is not in the interest of the whole society, which does not consist of only one class or tribe or sect or the members of one party. There is no justification for such an action. The dictatorial justification is that the society is actually made up of various parts, and one of the parts undertakes the liquidation of other parts in order to stand solely in power. This action is then not in the interest of the whole society, but in the interest of a certain class, tribe, sect or party, i.e., it is in the interest of those who replace the society. The action of liquidation is originally directed against the members of the society who do not belong to the party, the class, the tribe or the sect which undertakes the liquidation. The society torn apart by party struggles is similar to one torn by tribal and sectarian struggles. The party that is formed in the name of a class automatically becomes a substitute for that class and continues until it becomes a replacement for the class hostile to it. Any class which becomes heir to a society, inherits, at the same time, its characteristics. That is to say that if the working class crushes all other classes, for instance, it becomes heir of the society, that is, it becomes the material and social base of the society. The heir bears the traits of the one he inherits from, though they may not be evident at once. As time passes, attributes of other eliminated classes emerge in the very ranks of the working class. And the possessors of those characteristics take the attitudes and points of view appropriate to their characteristics. Thus the working class turns out to be a separate society, showing the same contradictions as the old society. The material and moral standards of the members of the society are diverse at first but then there emerge the factions that automatically develop into classes, like those which had been eliminated. Thus the struggle for domination of the society starts again. Each group of people, then each faction and finally each new class, tries to become the instrument of governing. The material base of the society is not stable because it has a social aspect. The instrument of governing of the single material base of the society will, perhaps, be stable for some time, but it will pass away as soon as new material and social standards emerge out of the same single material base. Any society with class conflict was in the past a one-class society but, due to inevitable evolution, the conflicting classes emerged from that one class. The class that expropriates the possessions of others in order to maintain the instrument of governing for its own interests, will find that material possessions have brought within that class what material possessions usually bring about within the society as a whole. In short, attempts to unify the material base of the society to solve the problem of government or to put an end to the struggle in favour of party, class, sect or tribe, have failed, such as the efforts to satisfy the masses through the election of representatives or by organising plebiscites to discover their views. To go on with these efforts has become a waste of time and a mockery of the people.