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fotogramma tratto da: ALEKSANDER NESKIJ, film di Sergej M. Ejzenstejn

LA BENEDIZIONE DEL NUOVO CAVALIERE

Traduzione dal " Pontificale Romanum "

Tratto da: "SAN BERNARDO - L'ELOGIO DELLA NUOVA CAVALLERIA
Ai Cavalieri del Tempio"
A cura di Mario Polia - Il Cerchio - iniziative editoriali

II cavaliere può essere creato e benedetto in qualunque giorno, luogo ed ora; ma se deve essere creato in seno alla celebrazione della Santa Messa, il vescovo, con quell'abito col quale ha celebrato la Messa o vi è intervenuto, stando in piedi dinnanzi al centro dell'altare davanti al faldistorio, o sedendo su di esso; secondo il convenuto, finita la Messa, compie il rito. Se invece la creazione del cavaliere avviene al di fuori della Santa Messa, il vescovo celebri la cerimonia con la stola sopra il rocchetto, o se può essere regolare, sopra il copripelle. E, per prima cosa, stando in piedi con il capo scoperto, benedice, qualora prima non sia già stata benedetta, la spada che qualcuno genuflesso davanti a lui tiene sguainata, e dice:

  • V. Sostegno nostro nel nome del Signore.

    R. Che fece il cielo e la terra.

    V. O Signore, esaudisci la mia preghiera.

    R. E la mia voce giunga a te.

    V. Il Signore sia con voi.

    R. E con il Tuo spirito.

  • Preghiamo

    Esaudisci, ti preghiamo, o Signore, le nostre preghiere, e questa spada, della quale questo Tuo servo desidera cingersi, degnati di benedire con la destra della tua maestà, affinchè egli possa essere difensore della Chiesa, delle vedove, degli orfani, e di tutti coloro che servono Dio, contro la malvagità dei pagani e degli eretici; e sia egli motivo di terrore e sbigottimento per coloro che tramano insidie contro di lui.

    Per Cristo Nostro Signore.

    R. Amen.

    Preghiamo

    Benedici, o Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, per l'invocazione del santo tuo nome e per l'avvento di Gesù Cristo figlio tuo Nostro Signore, e per il dono dello Spirito Santo Paraclito, questa spada, affinchè questo tuo servo, il quale oggi per tua sì grande bontà è da essa cinto, calpesti i nemici visibile e, ottenuta in tutto la vittoria, rimanga sempre illeso. Per Cristo nostro Signore.

  • R. Amen. Poi dice, rimanendo in piedi come prima:
  • Salmo 143

    Benedetto sii, Signore Dio mio, che guidi le mie mani nel combattimento: * e le mie dita in guerra.

    Mia misericordia, e mio rifugio: * mio sostegno e mio liberatore.

    Mio protettore, nel quale io sperai: * tu che assoggettasti a me il mio popolo. Gloria al Padre. Come era, ecc.

  • V. Salva il servo tuo, o Signore.

    R. Dio mio, spero in te.

    V. Sarai per lui, o Signore, torre di fortezza.

    R. Dal volto del nemico.

    V. O Signore, esaudisci la mia preghiera.

    R. E la mia voce giunga a te.

    V. Il Signore sia con voi.

    R. E con il tuo spirito.

  • Preghiamo

    O Signore santo, Padre onnipotente, eterno Dio, che da solo ordini tutte le cose e le disponi secondo giustizia, tu che per reprimere la malvagità dei reprobi e per difendere la giustizia permettesti l'uso della spada sulla terra agli uomini secondo la tua salutare disposizione e volesti che fosse istituito l'ordine della Cavalleria per la protezione del popolo, e per mezzo del beato Giovanni facesti dire ai soldati che a lui nel deserto erano venuti di non depredare nessuno ma di esser contenti dei propri salarii ; la tua clemenza, o Signore, supplichevolmente imploriamo, così come elargisti a Davide, fanciullo tuo, la capacità di superare Golia e facesti trionfare Giuda Maccabeo sulla malvagità delle genti che non invocavano il nome tuo, così anche a questo tuo servo, il quale testé sottopone il collo al gioco della milizia, concedi con pietà celeste le forze e l'audacia per la difesa della fede e della giustizia, e aumenta la sua fede, la sua speranza e la sua carità e dagli, parimenti, il timore e l'amore nei tuoi riguardi, l'umiltà, la perseveranza, l'obbedienza, la buona pazienza e disponilo interamente verso il giusto, affinchè non danneggi ingiustamente alcuno con codesta spada o con un'altra e affinchè difenda con essa quanto vi è di giusto e di retto e come egli stesso è promosso da uno stato inferiore alla nuova dignità della milizia, così, abbandonando il vecchio uomo che era e le sue azioni, accolga lui il nuovo uomo che è divenuto: affinchè ti tema e ti onori rettamente, eviti la famigliarità con i perfidi e rivolga al prossimo la sua carità, obbedisca rettamente al suo superiore in ogni occasione ed esegua sempre il suo ufficio secondo giustizia. Per Cristo nostro Signore.

  • R. Amen.
  • Allora asperge la spada con acqua benedetta. Qualora invece la spada sia già stata benedetta si deve omettere quanto detto prima.

    Dopo questi atti il vescovo, sedendo, presa la mitria, consegna la spada sguainata nella mano destra al nuovo cavaliere inginocchiato davanti a lui, dicendo:

    Ricevi questa spada nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e utilizzala per la difesa di te stesso e della Santa Chiesa di Dio e per scompigliare i nemici della Croce di Cristo e della fede cristiana, e per quanto l'umana fragilità permetterà, non ledere ingiustamente alcuno con essa: e si degni di assicurare ciò Colui che con il Padre e lo Spirito Santo vive e regna come Dio, per tutti i secoli dei secoli.

    R. Amen.

    Poi la spada viene riposta nel fodero e il vescovo cinge il nuovo il cavaliere con la spada, dicendo:

    Ti cinga la tua spada sopra il femore, o fortissimo, e considera che i santi non con la spada, ma con la fede vinsero i regni.

    Perciò il nuovo cavaliere cinto dalla spada si leva in piedi ed estrae quella dal fodero e fa vibrare virilmente tre volte quella sguainata e la terge sopra l'avambraccio sinistro, poi la ripone nel fodero.

    Allora il vescovo dà al nuovo cavaliere il bacio della pace dicendo:

  • La pace sia con te.
  • E il vescovo prendendo di nuovo la spada sguainata nella destra percuote leggermente tre volte con quella sopra le scapole il nuovo cavaliere inginocchiato davanti a lui, dicendo nel frattempo solamente:

    Sii cavaliere pacifico, valoroso, fedele e devoto a Dio.

    Poi, riposta la spada nel fodero, il vescovo dà con la mano destra un leggero schiaffo al nuovo cavaliere dicendo:

    Sii destato dal sonno della malizia, e veglia nella fede di Cristo e sia lodevole la tua fama.

    E i cavalieri astanti impongono gli speroni al nuovo cavaliere; e il vescovo, stando seduto con la mitria, pronuncia l'antifona:

    Bello nell'aspetto davanti ai figli degli uomini, cingi, o fortissimo, il tuo fianco con la tua spada.

    Il vescovo si leva in piedi e stando rivolto verso il nuovo cavaliere, scoperto il capo, dice:

  • V. Il Signore sia con voi.
  • R. E con il tuo spirito.
  • Preghiamo

    Onnipotente eterno Dio, sopra questo tuo servo che desidera essere cinto con questa insigne spada (lett. punta), infondi la grazia della tua benedizione, e fa sì che egli, fidente nella virtù della tua destra, sia armato di celesti presìdi contro tutte le cose avverse, affinchè in questo secolo non sia turbato da nessuna tempesta di guerra.

  • R. Amen.
  • Pronunciate queste parole, il nuovo cavaliere bacia la mano del vescovo, e, deposti la spada e gli speroni, va in pace.

     

    «Chi è questi che viene da Edom?

    Egli da solo ha pigiato l'uva nel torchio.

    Vi giunse uno che parlò della vergogna di Gerusalemme
    e dei luoghi sacri profanati;
    Pietro l'Eremita, che flagellava con le parole,
    e fra chi lo ascoltò alcuni erano buoni,
    molti erano malvagi,
    e molti non erano niente.
    Come tutti gli uomini in qualsiasi luogo.

    Alcuni partirono per amore di gloria,
    altri perché erano infaticabili e curiosi,
    alcuni rapaci e lussuriosi;
    molti lasciarono il loro corpo agli avvoltoi della Siria,
    o furono dispersi in mare lungo il viaggio;
    molti lasciarono l'anima in Siria,
    continuando a vivere immersi nel peccato;
    molti tornarono indietro a pezzi,
    ammalati, costretti all'elemosina,
    trovando, giunti alla loro porta,
    che uno straniero aveva preso possesso delle loro cose;
    giunsero a casa screpolati dal sole dell'Est
    e dai sette peccati capitali della Siria...

    E a dispetto di tutto il disonore,
    degli stendardi spezzati, delle vite spezzate,
    della fede spezzata in un luogo o in un altro,
    c'era qualcosa che essi lasciarono,
    ed era più che i racconti
    di vecchi nelle sere d'inverno.
    Solo la fede poté aver fatto quanto in ciò vi era di bene:
    l'integra fede di pochi,
    la fede parziale di molti.
    Non avarizia, lascivia, tradimento,
    invidia, accidia, gola, gelosia, superbia:
    non queste cose fecero le crociate,
    ma furono queste cose che le disfecero.

    Ricordate la fede che trasse gli uomini dai loro focolari
    al richiamo di un predicatore errante.
    La nostra è un'età di virtù moderata,
    e di vizio moderato,
    in cui gli uomini non deporrannno la croce
    perché mai l'hanno presa.
    Eppure nulla è impossibile: nulla
    agli uomini di fede vera.
    Rendiamo quindi perfetta la nostra volontà.
    O Dio aiutaci.»

    Thomas S. Eliot

     

    IL SENSO DELLA CROCIATA

    di Franco Cardini - da Linea-tempo - Crociate, una memoria imbarazzante

     

    LE CROCIATE: CROGIOLO D'EUROPA?
    di Franco Cardini, tratto da: www.percorsi.com

    Le crociate non sono mai state "guerre di religione", non hanno mai mirato alla conversione forzata o alla soppressione degli infedeli. Eccessi e violenze compiuti nel corso delle spedizioni - che ci sono stati e non vanno dimenticati - debbono tuttavia esser valutati nel quadro della normale ancorché dolorosa fenomenologia degli eventi militari e sempre tenendo presente che alcuna ragione teologica li ha giustificati. La crociata corrisponde a un movimento di pellegrinaggio armato lentamente affermatosi e sviluppatosi nel tempo - fra XI e XVIII secolo - che dev'essere inteso inserendolo nel contesto del lungo incontro fra la Cristianità e Islam, che ha prodotto positivi risultati culturali ed economici (come si giustifica altrimenti la notizia di frequenti amicizie e addirittura alleanze militari tra cristiani e musulmani nella storia delle crociate?).
    L'"ideologia" della crociata si è affermata e costruita lentamente, a partire dal diritto canonico del Duecento, per consolidarsi solo in età moderna alla luce delle lotte tra Europa cristiana e turchi ottomani. La polemica illuminista contro le crociate nel nome della tolleranza religiosa - ha fatto sì che le crociatesiano state considerate, a torto, antenate delle guerre di religione e delle guerre ideologiche.
    Un contributo alla chiarificazione è giunto adesso dal libro di L'invenzione delle crociate (ed. Einaudi) di Cristopher Tyerman, medievista dello Hertford College di Oxford. Egli non dimostra certo che le crociate non sono ami esistite: si limita a far capire come, nel corso del primo secolo di quello che noi oggi usiamo definire "movimento crociato", esso non vi fu; né vi fu niente di quella che noi siamo soliti definire "idea di crociata". La spedizione - in parte pellegrinaggio, in parte campagna militare - conclusasi nel 1099 con la conquista di Gerusalemme da parte di alcune migliaia di cavalieri, di armati e di pellegrini provenienti dall'Europa occidentale, condusse certo alla formazione di una monarchia feudale nel territorio silopalestinese - il "regno franco di Gerusalemme" - e fu salutata fin dal suo nascere da un talora disorientato entusiasmo, ma non fondò alcuna consuetudine.
    Non c'era la crociata. C'erano e cruce signati, coloro che avevano partecipato alla spedizione, si erano impegnati a farlo con una promessa solenne e per questo recavano ben in vista sulle loro vesti il simbolo dfella croce secondo una tradizione ch'era già tipica del pellegrinaggio. Ma la parola "crociata" non esisteva, e si sarebbe dovuto aspettare le fine del medioevo perché divenisse d'uso comune. La cosiddetta "seconda crociata" si mosse dall'Europa solo circa mezzo secolo dopo la prima: la distanza d'una vita umana media, all'epoca. Nessuna tradizione "crociata" si stabilì quindi, né allora, né più tardi. Solo nel corso del Duecento il papato assunse la gestione del movimento, che aveva ancora nomi incerti: iter, peregrinatio, expeditio, più tardi passagium,poi ancora negotium crucis e crux cismarina ("croce pellegrina" l'avrebbe chiamata un poeta italomeridionale del tempo di Federico II, Rinaldo d'Aquino).
    Fu per successivi passaggi, per ulteriori "successive approssimazioni", che si arrivò a un diritto della crociata, a una sua dusciplina canonistica e fiscale, a un suo allargarsi anche degli obiettivi: dalla conquista (o riconquista)dei Luoghi Santi a spedizione militare contro i nemici musulmani, poi contro i "pagani" in genere, quindi contro i cristiani eretici, infine contro i nemici politici della Santa Sede. Per un paradosso abbastanza impressionante, la crociata assunse forma giuridica e "massmediale" definitiva solo quando ormai le speranze di riconquistare Gerusalemme erano ormai state abbandonate, e si espresse soprattutto - fra XV e XVIII secolo - contro i turchi ottomani. In tal modo si può dire che apologeti e propagandisti prima, storici poi, concorsero in un arco di tempo durato più di mezzo millennio alla costruzione di una "ideologia" che venne chiarita e articolata addirittura attraverso una nutrita trattatistica, ma che rispetto agli eventi del 1095-1099 che per noi stanno a fondamento della crociata ha tutti i caratteri della manipolazione e della "eterogenesi dei fini".
    Il tyerman mostra come nell'Europa tardo medievale e protomoderna si costruisse una talora confusa, sempre comunque duttile e dinamica "cultura della crociata", che dal diritto passò alla letteratura, alla musica, alle arti, alla propaganda popolare, al sentire comune, alimentandosi di gesti, di riti, di tradizioni: sino alle polemiche illuministiche e al revival romantico che consacrò la crociata al mondo dei presupposti delle avventure colonialistiche, con tutto il loro bagaglio culturale che sarebbe andato a costruire l'esotismo; e a più recenti e più scopertamente strumentali revivals politici, come quelli durante le due guerre mondiali o la guerra civile di Spagna del 1936-39. Ma la parola "crociata", che avrebbe riempito di sé i secoli successivi, non venne poi neppure pronunziata in quel lungo periodo che da Goffredo di Buglione giunge fino a San Luigi, e che noi continuiamo a immaginare "l'età della crociata" per eccellenza.
    Proprio questo è ciò che c'interessa di più in questa sede. Che rapporto c'è fra l'idea di crociata, il movimento crociato e la costruzione dell'identità europea? é stato scritto che le spedizioni crociate furono la prima guerra comune degli europei contro un nemico esterno. In un certo senso, è vero. Ed è anche vero che la crociata presiedette in qualche maniera anche al nascere e all'articolarsi del sentimento nazionale, primo vagito dell'Europa come "arcipelago di nazioni" consce delle loro reciproche distinzioni eppur ben consapevoli dell'unità culturale che le teneva insieme, la fede cristiana e l'eredità romana. Una fonte cronistica peraltro un po' dubbia sostiene che alla partenza per la cosiddetta "terza crociata", alla fine del XII secolo, i guerrieri-pellegrini si servirono come contrassegno di croci di differente colore: rossa i francesi, bianca gli inglesi, verde i fiamminghi. Più tardi, fra XV e XVI secolo, le "leghe sante" presiedute di solito dal papa unirono gli stati europei nel comune sforzo contro i turchi. Da questo punto di vista, il "congresso di mantova" del 1460, voluto da Pio II, fu uno degli atti di nascita dell'Europa moderna. Una realtà, questa da non intendersi in senso totalizzante: le crociate non "fecero l'Europa", che fra l'altro affonda le sue radici in due scismi, quello "d'Oriente" dell'XI secolo e la Riforma del XVI. Ma l'Europa, va caratterizzata da e per quel che unisce gli europei, o per quello che, se non proprio li divide, quanto meno li distingue?
    Anche questo è argomento di riflessione necessaria.

    Franco Cardini